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ANDREA MERCURIO
A 5 anni scopre che le canzoni vengono meglio se suonate a due mani, così si esercita perché anche la mano sinistra dia il suo contributo alla realizzazione artistica delle opere, che, col tempo, sono diventate più difficili da eseguire.
Risale infatti al 1979 l’esecuzione, sempre all’organetto Bontempi, di “tu scendi dalle stelle”, arricchita dei bassi, che le dita mancine trovano con istintiva naturalezza.
Alla vigilia delle scuole elementari lo strumento diventa accompagnatore della sua voce infantile: canta “ci son due coccodrilli e un orangotango”, suscitando consensi e ammirazione negli inquilini dello stabile popolare in cui vive, i quali gli conferiscono il gratificante titolo di “Andrea, quello delle canzoni”, premiandolo con caramelle neanche troppo vecchie.
A 6 anni, finalmente, suo padre gli regala un pianoforte, dopo aver venduto un paio di reni. Da allora, i medici si chiedono continuamente come faccia il generoso genitore ad avere ancora tutte le funzioni vitali (fonti attendibili ritengono che i reni venduti non fossero i suoi) .
Inizia a scrivere canzoni a 17 anni, quando scopre che la musica, oltre ad un piacere, è uno straordinario mezzo comunicativo, un veicolo su cui far viaggiare le proprie emozioni.
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